Creare un Filmato: Quali Aspetti Considerare Quando si Effettua il Montaggio di un Video

Questo post vuole essere complementare all’articolo “Come fare un video: 5 cose ed non dimenticare quando si gira un filmato”, ed è ispirato, come in quel caso,  direttamente alla breve guida gratuita “The Ultimate Home Video editing Guide” .

In quella occasione si parlava degli aspetti da considerare in fase di produzione e pre-produzione di un video, ora voglio riportare le considerazioni fatte nella guida in merito alla fase di post-produzione, sostanzialmente quella di Video Editing ( o montaggio video, se ci piace di più).

Faccio una precisazione: di seguito non sono riportati consigli su come usare particolari software di video editing, ma vengono piuttosto fatte considerazioni a carattere generale che però, se tenute a mente, risultano utili ogni volta che facciamo un montaggio video e ci accingiamo a portare a termine il lavoro di assemblaggio e taglio delle scene che abbiamo ripreso, indipendentemente dal programma specifico che andremo ad utilizzare.

Ma veniamo al dunque: una volta che ho girato un video, come ottengo un prodotto finale di una certa qualità?

Ovviamente a secondo del software che si usa si agirà in una certa maniera ma ci sono alcune cose da tener presente in ogni caso:

SCELTA INIZIALE

Lo scopo di un video, molto spesso, è quello di raccontare una storia o comunque di mostrare qualcosa, sia che abbia lo scopo di documentare o di informare.

Se si produce una storia con un certo stile narrativo, è molto utile, nel limite del possibile,  decidere quale sarà l’ordine delle scene già nella fase di pre-produzione, ovvero quella in cui si decide a grandi linee la storia che si vuole “narrare” con le riprese pianificate e poi realizzate.

Aver steso quindi fin dall’inizio una “storyboard”,  ovvero una sequenza figurata delle scene e dell’ordine in cui si devono susseguire nel risultato finale, è qualcosa di auspicabile.

Questo infatti aiuta nella fase di scrematura iniziale delle scene scelte per l’editing finale: questa è l’operazione che viene definita “rough cut” , ovvero  “taglio grezzo” che prevede l’eliminazione soltanto di quelle riprese palesemente inutilizzabili o che non sono pertinenti e che permette di avere come risultato un insieme di scene selezionate che cominciano a dare l’idea di quello che sarà il prodotto finale, ancora però suscettibile di svariate modifiche, tagli e rifiniture. Questa fase di solito non costa molta fatica, al contrario della successiva …

TAGLIARE L’ ECCESSO

Questa è forse una delle fasi più difficili da affrontare per un videomaker che si accinge a fare video editing: fare una vera selezione e buttare via alcune riprese che si sono fatte (e che ci sembrano magari riuscite bene).

Spesso nel filmato finale si tende ad includere anche scene sostanzialmente superflue, mentre bisognerebbe fare uno sforzo e tenere presente una cosa: se un scena che abbiamo ripreso non è funzionale alla narrazione o non aggiunge qualcosa alla storia (o la fa stazionare troppo senza che vada avanti), allora bisognerebbe tagliarla,  non includerla nel filmato.

Talvolta può essere opportuno agire in tal modo anche se si tratta di una ripresa che ci sembra particolarmente bella, magari perché chi abbiamo inquadrato in quell’occasione è venuto particolarmente bene o ci sono dei colori che ci colpiscono: se però questa scena è estranea o superflua rispetto a quella che è la storia principale forse vale la pena non includerla.

La dimostrazione che anche i professionisti agiscono in questa maniera è data dal fatto che a volte i film in DVD, oltre ad essere rilasciati nella versione base (che interesserà un pubblico più vasto), sono proposti poi nella versione “directors cut” che presenta degli “extra” originalmente non inclusi nel prodotto e che spesso sono apprezzati soprattutto dai patiti di quel regista o genere più che dalla maggioranza degli spettatori, dato che non aggiungono molto alla storia.

TRANSIZIONI

Un altro aspetto importante da considerare per fare un montaggio video di buon livello è decidere dove e come inserire delle transizioni tra le diverse scene.

Ovviamente la scelta può variare di molto a secondo del tipo di video che si sta creando.

Ad esempio, se si tratta ad di un documentario può essere opportuno l’utilizzo di tagli diretti tra scena e scena oppure di dissolvenze veloci (es. 1 secondo).

Oppure per aggiungere maggiore emozione e una pausa voluta può essere indicata una dissolvenza più lunga ( es. 3 secondi).

Se si tratta di una scena d’azione abbastanza movimentata può andare bene una transizione superveloce del tipo “wipe”, come quelle sotto…

In ogni caso, come sempre, non ci sono regole precise e ciò che più conta è una certa dose di buon senso e far si che le transizioni (quando presenti) siano sempre funzionali al flusso narrativo piuttosto che scioccare lo spettatore.

Ad ogni modo non consiglio assolutamente un utilizzo massiccio di transizioni.

Questo è un tipico errore in cui può incorrere chi utilizza per la prima volta un software di video editing e rimane folgorato dalla quantità di effetti speciali a disposizione: alla fine questa sovrabbondanza può spingere a riempire eccessivamente il video di transizioni e questo alla lunga non farà altro che stancare lo spettatore e dare un aspetto amatoriale al filmato che perderà anche in fluidità nel suo svolgimento.

Basti ricordare che spesso vale la pena utilizzare solo alcune tipologie delle transizioni messe a disposizione e che l’utilizzo di una pacchiana in un punto improprio può infastidire e far perdere l’attenzione all’audience.

MIGLIORAMENTO DEI COLORI E ARRICCHIMENTO CON SUONI E MUSICHE

Non ha senso aggiungere suoni o musiche a delle scene che potrebbero essere tagliate, quindi è opportuno aggiungere gli elementi sonori soltanto dopo che gli spezzoni sono stati assemblati e si è definita la sequenza degli stessi sulla timeline del software di video editing.

Questa può sembrare una precisazione ovvia ma spesso non lo è affatto dato che tenerla a mente consente di risparmiare tempo e fatica che invece dobbiamo spendere se malauguratamente siamo costretti a risincronizzare tutta la musica o gli effetti sonori aggiunti con le scene sulla timeline solo perché ne abbiamo tolta qualcuna alla fine.

Mentre la musica può essere inserita in svariate circostanze, troppi effetti sonori possono essere un problema perché in fondo sono i rumori accennati (quasi subdoli) che rendono il tutto più realistico, non tanto l’abbondanza e l’esagerazione.

Lo stesso discorso si può applicare alle eventuali correzioni del colore, toni e luminosità: molto meglio farle quando si è sicuri dell’ordine delle scene e si sono stabiliti i punti di transizione.

Secondo me comunque bisogna fare una certa attenzione nella regolazione della luminosità e dei colori.

Mi spiego meglio: a seconda del software che si utilizza, ho notato che la correzione può avere risultati sensibilmente diversi ed è quindi da fare con parsimonia se non si è sicuri di possedere un programma particolarmente affidabile per fare questa operazione.

Ecco che, una volta ancora, risulta evidente come curare i particolari relativi all’illuminazione in fase di produzione (ossia quando si riprende con la videocamera) sia decisivo per il risultato finale .

Detto questo non vuol dire che non si possano apportare correzioni, anzi la parte video è quella più suscettibile di miglioramenti, mentre un audio scarso o mancante dei suoni che pensavamo di aver registrato è più difficilmente migliorabile.


TENERE D’ OCCHIO IL TEMPO

Infine, non bisogna dimenticare di avere un’idea, seppure flessibile, di quella che dovrà essere la durata globale del video finale (stabilire quindi quello che in inglese viene definito TRT - total running time).

Può essere anche utile e funzionale mantenere la durata media di ogni scena abbastanza costante ( come sempre le regole ci sono però per essere infrante…).

Va detto che molti grandi film hanno una cadenza ed un ritmo che tiene viva l’attenzione dello spettatore: quindi è meglio non lasciare che una scena scada nella monotonia e prosegua troppo a lungo solo perché, magari, ci sono dei bei colori o perché è una ripresa di cui non possiamo fare a meno (almeno così pensiamo…).

Spesso è meglio qualcosa di più corto ma più interessante.

E solitamente una bella storia narrata come si deve prevale su una bella


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